COME VIENE ESEGUITO L'INTERVENTO DI CATARATTA ?
La storia dell'intervento di cataratta è lunga ed affascinante. Basti pensare che era già praticato presso gli antichi egizi.
Oggigiorno, all'intervento ormai classico di cataratta, praticato già da alcuni decenni e chiamato Estrazione Extracapsulare di Cataratta (ECCE) con impianto di cristallino artificiale rigido, si preferisce un nuovo tipo di approccio chirurgico.
Questo nuovo intervento è chiamato Facoemulsificazione del Cristallino (FACO), e sfrutta la potenza degli ultrasuoni.
In pratica, si sfrutta la capacità degli ultrasuoni di disgregare ed emulsionare il cristallino, senza peraltro minimamente danneggiare le strutture oculari circostanti.Una volta disgregate, le fibre del cristallino vengono aspirate. Notevole è il fatto che lo strumento che applica gli ultrasuoni, che disgrega il cristallino catarattoso e lo aspira è costituito in pratica da una sonda spessa solo due millimetri. In pratica è simile ad un grosso ago
Ciò comporta notevoli vantaggi: - Minima invasività. Tutto l'intervento può essere eseguito tramite un forellino di tre millimetri (contro gli otto-dieci millimetri dell'intervento extracapsulare di cataratta); spesso non è necessario mettere alcun punto di sutura.
- Rapido recupero funzionale. Una incisione così sottile non danneggia l'occhio che può riprendere a vedere già alcune ore dopo l'intervento; la cicatrice residua è praticamente invisibile e non dà luogo ad astigmatismo postoperatorio (evenienza frequente dopo intervento di ECCE).
- Intervento molto ben tollerato. L'incisione così sottile permette di effettuare l'intervento spesso in anestesia topica, cioè ottenuta solo instillando alcune gocce di collirio, e senza ricorrere alle punture dell'anestesia locale. Dopo la facoemulsificazione del cristallino, si inserisce il cristallino artificiale, che spesso attualmente non è più rigido, ma pieghevole.
Il cristallino artificiale pieghevole è realizzato con particolari materiali, tutti perfettamente compatibili con il corpo umano, che possiedono la proprietà di essere piegati in due oppure addirittura arrotolati su se stessi. Una volta all'interno dell'occhio, col calore del corpo umano il cristallino si distende riprendendo la sua forma originale.
Il vantaggio di questo sistema sta nel fatto che il cristallino può essere fatto passare attraverso lo stesso forellino usato per la facoemulsificazione, senza ricorrere ad altri tagli.
E' importante ritornare sulla totale innocuità dei materiali del cristallino, la cui durata all'interno dell'occhio è eterna
Ciò comporta una degenza giornaliera (quasi sempre solo di alcune ore) al termine delle quali il paziente può tornare tranquillamente a casa. Tutta gli accetamenti propedeutici all'intervento, le visite specialistiche ed i controlli postoperatori si svolgono a livello ambulatoriale. L'intervento di per sé non è particolarmente traumatizzante. Se l'oculista sceglie di effettuare l'anestesia locale si avvertirà solo il leggero bruciore dell'anestetico appena iniettato. Se si sceglie l'anestesia topica, anche questo fastidio potrà essere evitato.
Tutto ciò che deve fare il paziente è guardare fisso nella luce del microscopio operatorio; questo vale soprattutto se si effettua anestesia topica, perché in tal caso il paziente può continuare a muovere l'occhio e deve quindi collaborare attivamente col chirurgo.
Con l'anestesia locale si può evitare questa collaborazione perché l'occhio viene anche immobilizzato dal farmaco.
Per il resto il paziente avvertirà sull'occhio solo sensazioni tattili (toccamenti, lavaggi, etc.) e il rumore della sonda faco, simile ad un sommesso sibilo. Alla fine dell'intervento (che dura circa 10-15 minuti), il paziente esce dalla sala operatoria con l'occhio operato coperto da una benda.
Tale benda viene rimossa già alcune ore dopo l'intervento. La terapia postoperatoria è a base di colliri e di compresse (i primi giorni).
Ciò vuol dire che, come tutti gli interventi, può presentare complicanze intraoperatorie e postoperatorie.
Diciamo subito che la frequenza di tali complicanze, in presenza di un chirurgo esperto o meglio ancora di un team di chirurghi, con l'uso delle più avanzate tecnologie ed usando materiali di prima qualità, è estremamente bassa. Senza entrare nei dettagli, si può affermare che le principali complicanze sono di tipo infettivo, o legate a lesioni accidentali delle strutture oculari durante l'intervento. Diverso completamente è il discorso della cosiddetta cataratta secondaria.
Essa non è una vera e propria cataratta (il cristallino naturale viene asportato durante l'intervento), ma una opacità cella capsula, la struttura entro cui viene posizionato il cristallino artificiale.
Tale opacizzazione avviene con una certa frequenza dopo l'intervento, ed è facilmente eliminabile.
Infatti tale opacità può essere eliminata mediante l'uso di un particolare laser detto Yag-LASER.
La procedura è assolutamente indolore, rapidissima, si esegue a livello ambulatoriale e l'occhio riprende subito a vedere. Altre complicanze possono essere legate a particolari malattie dell'occhio o di tutto l'organismo (ad es. il diabete).
E' compito dell'oculista tenere in debito conto queste situazioni cliniche per minimizzare il rischio operatorio